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Metti,
o canora musa, in moto l'Elicona
e la tua cetra cinga d'alloro una corona.
Non già d'Eroi tu devi, o degli Dei cantarema solo la
Minestra d'ingiurie caricare.Ora tu sei, Minestra, dei
versi miei l'oggetto,e dirti abominevole mi porta gran
diletto. O cibo, invan gradito dal gener nostro
umano!Cibo negletto e vile, degno d'umil villano!Si
dice, che resusciti, quando sei buona, i morti;ma il
diletto è degno d'uomini invero poco accorti! Or dunque
esser bisogna morti per goder poi di questi benefici,
che sol si dicon tuoi?Non v'è niente pei vivi? Si! Mi
risponde ognuno;or via su me lo mostri, se puote
qualcheduno;ma zitti! Che incomincia furioso un tale a
dire;
ma
presto restiamo attenti, e cheti per sentire: "Chi potrà
dire vile un cibo delicato, che spesso è il sol ristoro
di un povero malato?"
E' ver, ma chi desideri, grazie al cielo, esser
sano deve lasciar tal cibo a un povero malsano! Piccola
seccatura vi sembra ogni mattina
dover
trangugiare la "cara minestrina"?
Giacomo Leopardi |