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Una nota a sfavore del biologico, che frena ancora l’ulteriore
crescita del settore, è il prezzo dei prodotti che sono più alti
(in media dal 10 al 30 per cento nei supermercati, di più nei
negozi specializzati) rispetto all’equivalente prodotto
convenzionale. Tuttavia, le differenze si stanno riducendo,
soprattutto per alcuni tipi di alimenti (olio, vino, pasta). Il
prezzo più elevato è dovuto ai costi superiori per il produttore
che deve, per esempio, diserbare un campo di ortaggi a mano
senza usare prodotti chimici, essiccare la pasta a velocità più
lenta, sostenere i costi di riconversione dei campi da
convenzionali a biologici. Solo un adeguato sovrapprezzo (che
vada a coprire i maggiori costi e rischi), può infatti rendere
conveniente le colture biologiche.
Purtroppo, anche in futuro, tutti questi fattori saranno
difficilmente eliminabili del tutto, ma è auspicabile un
alleggerimento dei costi con la crescente diffusione di questi
prodotti negli ipermercati e il possibile coinvolgimento delle
multinazionali dell’alimentazione. In questo senso, nuove forme
di distribuzione dei prodotti, come ad esempio la “filiera
corta”, potrebbero ridurre ancora i costi: si tratta di un
sistema che ha ormai la sua rete ben consolidata nei cosiddetti
GAS, ovvero i Gruppi d’Acquisto Solidali (rintracciabili anche
su Internet), nei quali diverse famiglie (in genere 10-15)
contrattano direttamente con il produttore l’acquisto di
prodotti a prezzi vantaggiosi. |